Game Of Clones: tutte le recensioni

Perché al peggio non c'è mai fine.

Doctor Who

Moffat: scansate.

Head To Head

Sfide mai viste

Gli spiegoni di Edna

Pillole di saggezza cinema.

lunedì 28 luglio 2014

The Strain (FX, pilot)

COS'È: Guillermo, c'eravamo tanto amati.
Mo' sei arrivato a fare dei B movie brutti in formato seriale.

L'apertura è buona: un aereo atterra senza apparenti problemi.
A parte il piccolo dettaglio che a bordo sono tutti morti.
Terrore, claustrofobia, ambientazione spettrale: l'inizio è un gancio, siamo all'amo.
Un amo che fosse stato un cortometraggio, sarebbe da Oscar.
Purtroppo poi, arrivano i personaggi e i dialoghi e tutto cade a pezzi.
In primo luogo la tensione.
Sì, perché purtroppo il problema di The Strain è proprio questo: per quanto ci provi, proprio non ce la fa a mantenere alta l'attenzione e il brivido.
Le motivazioni sono tante: un po' la sensazione di già visto (sono al terzo episodio e non mi è ancora capitato un twist inaspettato o non telefonato), un po' le inutili sottotrame.
Sì, ok, Goodweather è un uomo tormentato dalla sua vita personale che cade a pezzi.
E quindi?
O è un professionista (e quindi sticazzi dei problemi col figlio, li gestisce con la mano sinistra) oppure non lo è, e allora mi devi spiegare come ha fatto a diventare capo del CDC.

Forse fa parte di quell'annata che ha permesso a delle macroscopiche teste di cazzo di finire in tutte le altre serie tv, all'interno della CIA/FBI/siglaacaso?

Se anche, sotto certi aspetti, gli episodi successivi si riprendono, il pilot è la fiera dell'imbarazzo: grandi esperti che brancolano nel buio, un vecchio che passava di là e guarda caso sa tutto (giuro, lo dice dopo: passava di lì per caso) e mostri che sono un po' vampiri e un po' xenomorfi.
Anche la struttura degli episodi (ripeto: i primi tre) tende a ripetersi paurosamente, con la chiusura che vorrebbe mirare ad essere un cliffhanger ovvero la morte di gente a caso, vicina agli xenomorfi vampireschi.
Ora, a parte che finire tre puntate allo stesso modo tende a minare il concetto di sorpresa, ma come posso provare empatia per gente che non conosco?
Sì, ok, sono morti, mi dispiace, ma quindi?
Stiamo a vedere l'evoluzione dei mostri? Interessante, ma mi guardo la trilogia di Alien (sì, ho scritto trilogia APPOSITAMENTE).

Ne esce una versione più 'melmosa', meno sessuale e più urbana di True Blood.
Eppure io una bella epidemia in una grande metropoli me la vedrei volentieri: chiedo molto?




GUARDALO SE:
proprio ami tantissimissimo del Toro

EVITA SE:
non sei appassionato di epidemie e vampiri

sabato 26 luglio 2014

Divergent (Neil Burger, 2014)

COS'È: la dimostrazione che io devo andare in ferie, ma gli sceneggiatori di Hollywood devono cambiare lavoro.

Va bene, lo ammetto: a me Hunger Games è piaciuto.
E parlo sia del primo film, che del secondo film che della saga letteraria.
Penso che se mai avrò una figlia adolescente, le farò leggere Hunger Games, rieditandolo abilmente in modo che il messaggio finale sia: 'O ascolti tua madre o ti faccio sbranare da un gruppo di minorenni che, nella vita, hanno imparato a fare solo una cosa. tipo che o nuotano o sanno arrampicarsi sugli alberi. Quindi abbassa la cresta 'che questa casa non è un albergo: vai a studiare o ti faccio diventare ragù per i meno fortunati'.
Sorvolando momentaneamente sui problemi che ho con la mia figlia immaginaria, probabilmente gli sceneggiatori (e prima di loro, la scrittrice del romanzo) sanno di questa mia lettura di Hunger Games e hanno deciso di banalizzarla ulteriormente.
Ecco quindi come nasce Divergent, film che vieterò categoricamente alla mia prole.
Cosa non si fa per i figli.

Trama in breve: siamo in una società dove, per la fortuna degli sceneggiatori, la gente viene divisa in fazioni in base alle loro caratteristiche principali.
Le fazioni sono sottili e per niente tagliate con l'accetta: intelligenza, altruismo, coraggio, sincerità e l'amicizia.
Dopo aver appreso che l'amicizia è un tratto caratteriale, per aiutarci a non confondere queste persone UGUALISSIME tra loro, le fazioni si distinguono pure per colore, 'che la metafora non era ancora chiara.
A governare su quest’idillio di pochezza caratteriale stanno ovviamente... gli intelligenti, direte voi.
No, il cazzo: ci stanno gli umili. Il perché, al momento, non è dato a sapere.
Manco dopo, eh.
Ovviamente agli intelligentoni rode il culo, anche se non sembrano sufficientemente brillanti da articolare una sola spiegazione sul PERCHE' dovrebbero stare loro a capo di tutto.
In tutto ciò, ogni anno i giovini devono scegliere a che fazione appartenere.
Cioè, devono fare il test che rivelerà loro a che fazione dovrebbero appartenere ma poi possono LIBERAMENTE scegliere. Già...
Però, ad un tratto, la svolta: si scopre che esistono delle persone che sono straordinarie, tipo supereroi.
Persone che hanno più di una sfaccettatura alla loro personalità, gente che non ha un solo tratto caratteriale!
E qua ve lo dico: son svenuta per lo shock.
Esseri senzienti che tipo sono sinceri E coraggiosi?
Raga, fantascienza pura.

Ovviamente questa gente qua è pericolosissima: siamo tutti monocromatici, non ti abbini per un cazzo se vai in giro con una fantasia optical, mi sembra evidente.
Quindi giù per l'equivalente futuristico della rupe tarpea, che non conosco perché mi sono girata di cazzo e ho spento tutto.

Spero che la recensione sia chiara.
Madonna, gli schiaffi che do a mia figlia se mi chiede di vedere 'sta roba.



GUARDALO SE:
vuoi che ti prenda a sberle

EVITA SE:
vuoi guardarti allo specchio domani

venerdì 18 luglio 2014

Il doppiaggio

Ma te pensa 'sta cretina della Lucarelli che cazzo mi costringe a fare: sto per scrivere un post a favore di Gabriele Muccino.

La polemica è risalita agli onori della cronaca nelle ultime ore (che si sa: finito il mondiale siamo tutti un po' persi...), ma l'argomento non è nuovo: doppiaggio sì o doppiaggio no.
Mr VadoAFareIFillmZInAmmeriga propende per il no, la Lucarelli per il sì.
Quando due pesi massimi della deficienza si scontrano, schierarsi è sempre dura, me ne rendo conto.
Se non fosse che stavolta combatto senza tema nelle fila di Gabry.

Noi contro il doppiaggio, che per anni ci siamo ritrovati in buie stanzette a sussurrare in anticipo i finali di stagione che tutti gli altri dovevano ancora iniziare a vedere, siamo passati dall'essere cool (fregandocene), all'essere snob fino allo step finale: l'essere rinnegati.
Sì, perché ora siccome gli hipster guardano tutto doppiato (perché è una roba brutta come quei cazzo di pantaloni col risvolto o le scarpe da corsa usate come scarpa quotidiana), noi siamo out.
Da cool ad out senza rendercene conto. E seduto a fianco a noi mo' c'è Muccino.
Se non siamo out così...

Però parliamoci chiaramente: se un regista ha scelto un preciso attore (con tanto di voce incorporata), avrà avuto i suoi motivi, no?
Possiamo ragionevolmente pensare che magari Peter Jackson non avrebbe scelto Pino Insegno a Viggo Mortensen per interpretare Aragorn? E allora perché ci dobbiamo arrogare noi il diritto di castare gente a caso?
Oltre che ct della nazionale, siamo tutti registi/producer/attoroni?
Ma anche no, soprattutto visti i risultati quando doppiamo gente del calibro di Tom Waits: qui la sua voce originale in Sette Psicopaticiqui la sua voce italiana nello stesso film (minuto 1:54).
Una voce tombale trasformata in quella di una checca: ora tutti quelli a favore del doppiaggio vengono qui e mi giustificano questa cosa.

Ma si fermasse alla voce, il problema, potremmo FORSE scendere a patti.
E invece no: Selvaggia finge di dimenticare che il doppiaggio appiattisce (o meglio, cancella totalmente) tutta una serie di rumori di fondo che compongono la scena e ce la rendono vera.
Fruscii, sussurri, spostamenti d'aria e tutta quella serie di frequenze che si perdono quando inconsciamente roviniamo un file audio comprimendolo in un mp3 (il cancro dell'audio) vanno a farsi fottere insieme al lavoro del fonico che per mesi si è fatto il culo provando a tirar fuori il meglio dalla scena.
Di nuovo: chi siete voi per scegliere il bilanciamento audio di un film? Voi che per mesi avete scaricato le suonerie dei cellulari a pagamento e che ora le create da film grabbati da YouTube?

Quindi tutto qui?
Ah, amici, mettetevi comodi, abbiamo appena iniziato!
Abbiamo giusto parlato qualche giorno fa di Terminator, dove 'I'll be back' diventa 'Aspetto fuori'.
ASPETTO FUORI???? Cazzo è, il fidanzato che non ci accompagna mentre compriamo gli assorbenti in farmacia? Ma seriamente?
Esattamente come Dan Aykroyd in Blues Brothers rievoca i tempi in cui 'mi cantavi i blues e suonavi l’arpa'. L’arpa? L'arpa nel blues? In inglese harp significa semplicemente armonica a bocca e ci si poteva arrivare, credo.
Questione di labbiale, direte voi.
Ma anche no, vi dico io.
Prendete Black Swan: apoteosi finale, il momento di pathos ed emozione e brividi e pelle d’oca su cui si chiude il film. La povera Natalie Portman si sacrifica sull’altare dell’arte, mormorando, in estasi 'I felt it. Perfect. I was perfect'.
Traduzione: 'L’ho sentito. Perfetto. E’ stato perfetto'.
NO!!! Brutto coglione direttore del doppiaggio, NO!
Non è la stessa cosa. Perchè hai appena visto un film in cui una povera crista si autodistrugge nell’ossessiva ricerca (tra le altre cose) della personale perfezione, quindi non è lo stesso dire "è stato perfetto" e "sono stata perfetta". Per quale motivo decidi di cambiarlo? Per il labiale? Non credo, non mi sembra ci sia una differenza così marcata tra le due opzioni, al massimo se vuoi stare più stretto, falle dire "ero perfetta" e sei a posto.
Oppure perchè sei sordo e hai capito male? Oppure perchè sei deficiente e non hai capito una mazza del film? Parliamone, dimmelo, aiutami a capire.
Ma ce ne sono mille, di questi esempi:
Raising Arizona: Io non lo so... forse era Disneyland. -> Don't know. Maybe it was Utah (voglio vedervi a pagare 80 euro per entrare nello Utah).
The Millionaire: Sono musulmani, scappate! -> They are muslims, get them (li prendiamo o scappiamo?)
Sudden Impact: Coraggio, fatti ammazzare! -> Go ahead, make my day
Shining: Sono il lupo cattivo! -> Heeeere's Johnny! (boh, cioè, davvero, boh)

Dei titoli dei film non so se me la sento di parlare, forse dovrei dedicarci un post a parte.
Prima di chiudere, però, vorrei evidenziare l'ultimo aspetto che mi fa sorgere la dermatite ogni volta che per sbaglio inciampo in un film o in una serie tv doppiata: l'atteggiamento.
Perché in tutti i film ambientati nei quartieri difficili o in zone disagiate, i protagonisti parlano come se gestissero l'Accademia della Crusca?
Vi pare credibile? Normale? Sensato?
Col doppiaggio si perdono cadenze, inflessioni, accenti, modi di dire, cantilene, peculiarità e tutto ciò che differenzia un personaggio da una macchietta.

Quindi, mia cara Selvaggia, tanto per cambiare la prossima volta prova a parlare di qualcosa che conosci.
Magari ti diverti.

mercoledì 16 luglio 2014

Head-To-Head: The Terminator VS The Terminator 2: Judgment Day


Non ci crederete ma col post precedente ho perso degli amici: sono riuscita a litigare perché, lì fuori, c'è gente che preferisce Alien.
Gente chiaramente pagata da Ridley Scott.
Siccome ora l'emergenza sembra rientrata, voglio testare nuovamente le mie amicizie e metterle alla prova con l'ennesimo testa a testa (sai che palle andar sempre d'accordo?): quindi, miei piccoli pangoccioli, vogliamo più bene a Schwarzy buono o a Schwarzy cattivo?

Scopriamolo insieme e col fiato sospeso, come se le nostre vite dipendessero da questo:




(saltiamo tagline e opening screen perché non c'è nulla di memorabile stavolta)

Script

Dai, passiamo subito alle mani: lo script di The Terminator è più solido, più visionario, più una bomba mentale.
T2 ha indubbiamente degli ottimi spunti (non è che stiamo confrontando Sex & The City 1 e 2...) (no, non succederà mai, non su questo blog, tranquilli), ma nulla a che vedere con l'innovazione - soprattutto stilistica - del primo.
Alcuni temi, come i paradossi dei viaggi temporali, erano in voga all'epoca soprattutto grazie a Bradbury e a Kubrick (Hal e Skynet hanno davvero molto in comune), ma la storia è semplice ed intrigante allo stesso tempo.
Praticamente un noir strafatto di allucinogeni dove le pecche linguistiche di un attore quasi sconosciuto (sì, ok, Conan, ma anche sticazzi, all'epoca) sono perfettamente integrate a creare una storia al cardiopalma.

Qualora ve lo stiate chiedendo, inoltre: sì, questo post sarà pieno di parentesi.


Ritmo


Assoluta parità, non c'è altro da dire: certo, il primo ha la stazione di polizia, ma il secondo ha la fonderia.
Il primo è, come dicevo prima, un noir sotto LSD; il secondo è un'immensa orgia di esplosioni, spari, combattimenti e bordello vario.
Tra l'altro, una piccola parentesi off-topic: ma quand'è l'ultima volta che al cinema abbiamo visto dei film con questi ritmi da paura?
Ecco.


Scenografia e VFX

Vuoi i sette anni di differenza, vuoi che il primo è stato girato con cinquemila lire (perché nessuno ci credeva), vuoi che nel frattempo James Cameron ha fatto due filmetti da niente chiamati Aliens e The Abyss, ma T2 ha delle scene e degli effetti che potrebbero tranquillamente essere inseriti in un film girato ieri.
Un film US, ovviamente, 'che noi certe robe ancora ce le sogniamo.
Era il lontano 1991, nel caso qualcuno se lo fosse scordato.



Certo, potremmo stare qui a discutere sull'ironia di un impiego così massivo di computer technology in un film che ci mette in guardia contro lo strapotere futuro della tecnologia, se non fosse che dietro a tutto questo c'è la Industrial Light and Magic, e dietro la Industrial Light and Magic c'è il panzone inutile di George Lucas e noi non staremo certo a disquisire di coerenza con uno che ha pensato non solo la nuova trilogia di Star Wars, ma pure il re-edit di quella originale.
Muori, bastardo.

Terminator (Arnold Schwarzenegger)

Il Terminator del primo film - oltre a fare una fottuta paura - è delineato molto bene: non servono grossi spiegoni per far capire che quella è una cazzo di macchina assassina priva di sentimenti, quello che dobbiamo sapere è tutto sullo schermo.
T2 invece indugia decisamente troppo in frasi tipo 'Perché piangete?' o 'Ora capisco perché piangete, ma io non potrei mai farlo'.
Dai, cazzo, abbiamo capito, sant'iddio, vai avanti!
Sappiamo tutto del conflitto logica-sentimento: abbiamo visto Star Trek.
E sappiamo pure tutto sul rapporto uomo-macchina: abbiamo visto Lost in Space, Blade Runner e RoboCop.
Tra l'altro, ulteriore plus: in The Terminator, Arnold pronuncia sedici battute, di cui una è il sempiterno 'I'll be back'.
Se potessi dargli un altro punto solo per questo aspetto (aver caratterizzato un personaggio così bene con così poche parole) glielo darei.
(Nel frattempo, Schwarzy e Cameron piangono perché leggono sempre il mio blog e si vedono privati così di un punto. Già).


Sarah Connor

Performance ineccepibile in entrambi i casi, ma l'evoluzione completata in T2 la rende uno dei personaggi più determinati e pieni di risorse che siano mai apparsi sul grande schermo.
Ha la determinazione della migliore Ripley, senza sacrificare l'amore materno per John, che ne ha bisogno per cresce carino, coccoloso e con le palle.
E nonostante le esplosioni e le fughe, a lei i capelli stanno sempre meglio che a me.



Frase ad effetto

La sfida è, ovviamente, tra 'I'll be back' e 'Hasta la vista, baby'.
Per com'è costruita, per gli eventi che portano al momento in cui viene pronunciata e per l'importanza che riveste, la prima ha quel qualcosa in più che la decreta vincitrice.
Un piccolo premio per farci dimenticare la pessima traduzione italiana che ne è stata data e che no, non riporterò qui.





IL VINCITORE

Vince Schwarzy cattivo, perché puoi anche provare a fare True Lies, Un Poliziotto Alle Elementari o il governatore di stati a caso, ma non c'è un cazzo da fare: noi ti guardiamo e aspettiamo di vedere l'occhio rosso.
Mettitela via.




domenica 13 luglio 2014

Finding Carter (MTV, pilot)

COS'È: la dimostrazione definitiva che MTV non passa più musica.
Io, invece, apprendo or ora che esiste ancora MTV (si impara sempre qualcosa di nuovo).

C'era un tempo in cui su MTV facevano una valanga di video fighi (tipo 20 ore al giorno) e giusto un paio di serie tv, principalmente animate (Daria, Celebrity Deathmatch, Beavis & Butthead, Ranma 1/2, ecc).
Poi ci siamo distratti tipo 15 anni ed MTV ha smesso di considerare noi come target e a voler parlare - senza motivo, per altro - a gente nata DOPO il 1989.
Corre voce che ci siano pure dei nati negli anni 2000, ma son quasi sicura sia una leggenda, come il chupacabras o i treni di Trenitalia senza ritardo.
Le serie tv di MTV dicevamo: proprio perché il target è una merda, il prodotti sono quasi tutti una merda sotto ogni punto di vista (script, fotografia, montaggio).
Roba che io non capisco come non ci si possa addormentare dopo 7 minuti.


Certo, non tutto è così (ho visto tutta la prima stagione di Faking It e l'ho adorata e ne voglio ancora ADESSO); Finding Carter purtroppo si colloca tra la noia e il mpfh.
La base è un drammone familiare che puzza d'adolescenza fino alla nausea: ragazza suppah-cool con la madre suppah-cool scopre all'improvviso che quella lì non è la sua mamma, ma una che l'ha rapita da piccola.
Cosa che, anche senza aver letto la sinossi, capisci - giuro - al quinto fotogramma, dato che i primi quattro sono uno scambio di battute tra madre e figlia che fa così
(ATTENZIONE - NON STO PARAFRASANDO):
'Ti voglio bene'
'Te ne voglio di più io'
'Impossibile'
'E invece è così'.

Ragazzi, ve lo giuro su tutto quello che ho.
Una roba da vomitare l'anima, tra l'altro girata anche malino.
La nuova famiglia (che poi è quella vecchia) consta, invece, in:
madre-controllo detective
scrittore frustrato
gemella frigida
fratellino-di-rimpiazzo che ci sta abbastanza dentro, ma tanto non lo caga nessuno.

Io, giuro, son due giorni che provo a capire la finalità di 'sta roba, il valore artistico, culturale o anchesolo d'intrattenimento e oh, non mi viene niente.

Dai, MTV, dammi la seconda di Faking It e ciao a tutti.




GUARDALO SE:
non mi viene in mente un buon motivo, onestamente.
Forse giusto il fatto che son 4 episodi, dai.

EVITA SE: 
hai più di 16 anni

venerdì 11 luglio 2014

Japanese Doctor Who


Sentivo di doverci dedicare un post, ma onestamente non so come commentare.
Why, Who, Why?

mercoledì 9 luglio 2014

Head-To-Head: Alien VS Aliens

[Serviva una nuova rubrica, no?
Quindi inauguriamola alla grande]


Ci sono battaglie che non possono continuare per sempre.
Battaglie controverse, con nobili combattenti da entrambe le parti.
Battaglie che ci tengono svegli notte e giorno e che ci fanno litigare con chi abbiamo di più caro al mondo.
Battaglie che devono giungere ad una fine, per permetterci di andare oltre.
Battaglie che si meriterebbero un posto in tutti i tg e i reality show del mondo e invece si devono accontentare del mio blog.

Come nel caso di Alien VS Aliens, dove il vincitore la spunta davvero di pochissimo.
Vediamo sotto quali punti di vista:




Tagline

E niente, qui devo ammettere l'estrema superiorità di una delle tagline migliori mai create EVAH.
'In space no one can hear you scream' batte praticamente qualunque altro claim, passato, presente e futuro.
A nulla possono 'The bitch is back' o 'This time there's more'.


Title sequence

Anche sui titoli di testa non ci sono dubbi.
Alien vince e a mani basse.
Bravo, Ridley.




Script

Paragonare un horror ad un action movie non è semplice, ma proviamo ad astrarci dal genere e a focalizzarci solo sulla sceneggiatura.
Alien è una metafora del male che vive dentro di noi (non penso solo al Chestbuster ma anche al pericolo 'interno' alla crew rappresentato da Ash) e non c'è dubbio che si tratti una sceneggiatura buona che, però, risente delle molte riscritture e revisioni.
Una maggiore attenzione verso l'agorafobia che può catturare gli uomini nello spazio e l'impossibilità di trovare un luogo sicuro, dato che sia l'interno che l'esterno sono pericolosi, avrebbe reso tutto perfetto.

Aliens, forte anche della maggiore linearità alla base della nascita del progetto, si presenta come un film più solido ma con risvolti interessanti.
Allo spazio infinito si sostituisce una claustrofobica visione del male: nascosto nel nido, figlio di una madre senza scrupoli (la regina), inscindibile dalla dimensione che lo circonda.
Il male è molto più concreto, più terreno, più presente.
Questo cambio di prospettiva rende Aliens una sorta di reboot mascherato da sequel action e ne decreta la superiorità rispetto al capolavoro (perché è comunque tale) di Scott.


Ritmo

Anche qui non è questione di horror vs action: il film di Scott in diversi punti è lento e ridondante, mentre altre scene smorzano la suspance e non aggiungono nulla né ai personaggi né alla storia.
Punto a Cameron e ai suoi soldati caciaroni nello spazio.


Scenografia

Complice il genio di Giger, Alien è visivamente impeccabile: lo Space Jokey è al tempo stesso maestoso ed inquietante, tremendo e affascinante.
Approfitto dell'occasione per informarvi che esiste questo e che è relativamente vicino.


Fotografia

Cameron si allontana dalla fotografia di Scott, ma il primo capitolo risulta più 'attuale' e meno legato ad un periodo specifico (tutto il fumo di Aliens è bellissimo ma fa molto anni '80).
Per quanto io apprezzi entrambi, la fotografia di Scott è sicuramente un gradino sopra.


Xenomorfi

Vuoi i 7 anni di distanza, vuoi che in Alien gli xenomorfi in vita si vedono in cinque scene (per un totale di meno di 10 minuti), vuoi anche quel minimo di budget in più, gli alieni di Cameron sono veloci, sono tanti, sono incazzati e, soprattutto, sono organizzati.
O forse sono più incazzati che organizzati.
Non so: in ogni caso, Camoron for the win.



Cast


Qui non so proprio a chi dare il mio voto perché entrambi presentano cast di altissimo livello: direi un bel pareggio e quindi tutti contenti, ciao.


Characters

I personaggi di Alien, anche data la struttura del film, sono un crew, un team con elementi abbastanza simili che lavora con un fine comune (Ripley la trattiamo a parte).
In Aliens, Cameron stesso ha dato la possibilità agli attori di personalizzare i loro costumi, le attrezzature, le parlate e le peculiarità dei loro personaggi.
Ne risulta un gruppo coeso, ma che non schiaccia le peculiarità dell'individuo.


Ripley

Ovviamente capitolo a sè stante e ovviamente punto a Cameron grazie alla magistrale evoluzione che riesce ad imprimere al personaggio: Ripley parte 'danneggiata' dalle sue esperienze precedenti, non vuole ripetere la disavventura che l'ha portata a vedere i propri compagni massacrati e rifiuta, inizialmente, di partecipare alla nuova missione.
Cambia idea solo a patto che il punto focale sia la distruzione e porta avanti la propria vendetta nonostante si trovi faccia a faccia con una creatura che, alla fine, ha il suo stesso obiettivo ovvero salvare la propria 'famiglia' (crew, Newt, gatto o xenomorfo che sia).



IL VINCITORE

Nonostante gli indiscussi meriti di Alien e di Scott, Cameron crea un film avvincente, 'commerciale', ma non scontato, senza tradire l'anima del suo predecessore ed aggiungendo un mostro che popolerà i nostri incubi per un sacco di tempo.
Anche se, per questo, in fondo, dobbiamo ringraziare Giger.




[non so quali altri film far scontrare la prossima volta, quindi se avete idee, fatevi avanti nei commenti]

lunedì 7 luglio 2014

Utopia - i nomi


Sì, ok: io stravedo per questa serie, quindi ci faccio tutti i post che voglio.
Oggi volevo buttare due minuti sui nomi dati ai protagonisti.
[NON LEGGERE SE NON HAI VISTO LE PUNTATE]

Utopia si configura come la narrazione di quanto bene e male non siano così separati né così facilmente individuabili.
La stessa cosa ci è successa leggendo Alice Nel Paese Delle Meraviglie: non possiamo fidarci di nessuno, siamo abbandonati a noi stessi e spesso nemmeno la ragione può aiutarci a capire se stiamo compiendo un passo falso.
Tutto è ambiguo, tutto ha più chiavi di lettura, tutto ha due facce, tutto è buono e cattivo.

Già la protagonista ci porta in questo mondo, semplicemente con il suo nome:
Jessica Hyde.
Una semplice trasposizione al femminile di Jekyll/Hyde ci catapulta in un universo fatto di ambiguità e di decisioni non definitive, valide e 'giuste' solo per la durata della decisione stessa: solo passare all'azione può cambiare radicalmente le cose.

Wilson Wilson, invece, ha un nome talmente assurdo ed ambiguo (la ripetizione di una parola che potrebbe effettivamente essere sia un cognome che un nome proprio) da consentirgli di mantenere la sua privacy pur utilizzando la sua vera identità online.

L'unica persona 'buona' durante l'infanzia di Jessica è Christos che compie l'estremo sacrificio senza venderla, senza metterla in pericolo, pur torturato da Arby.
Un salvatore, quindi, che si è immolato per il bene. Credo che questo vi dica qualcosa, no?

La malattia che affligge Becky (e il fantomatico figlio della Milner), invece, è denominata Deel, una chiara distorsione di 'devil'.

Il progetto, dietro a tutto, si chiama Janus. Giano, il dio bifronte, il dio degli inizi, una sorta di padre con uno sguardo sempre rivolto al passato e uno al futuro.
Creato proprio dal padre di Jessica, questo progetto/codice può radicalmente cambiare le sorti dell'umanità. Difficile dire se in bene o in male, al momento.

Per tutta la prima stagione - esattamente come la più famosa Alice - inseguiamo Mr. Rabbit e per un momento pensiamo che questo sia il padre di Jessica e Arby (il cui vero nome e Pietre/Peter).
Questo farebbe di loro Jessica Rabbit e Peter Rabbit (famoso personaggio inglese delle fiabe).

Alla fine Mr. Rabbit si rivela essere la D.ssa Milner, il cui nome somiglia paurosamente a 'milliner' ovvero cappellaio.

La scoperta della molecola all'interno del fumetto avviene grazie alla visione di Alice, nome che credo di non dover spiegare a questo punto.

Oltre a questi, molti altri aspetti di Utopia sono dissonanti: la stessa colonna sonora che accompagna i momenti più tesi o più significativi (omicidi, scoperte, incendi) è quasi comica, con una cantilena in controtempo.
Anche la fotografia è ingannatrice: prendendo spunto dal fumetto, tutto è ipersaturato, come se ciò che vediamo non fosse più reale di una fiaba per bambini o di un sogno assolutamente impossibile.


Insomma: quando inizia la seconda stagione?

domenica 6 luglio 2014

Utopia - le domande [una sorta di recap]

Appurato che questo blogpost vince il premio per il Peggior Titolo Evah, lo scopo di queste righe è già più carino: ricordarci cos'è successo nella prima, MERAVIGLIOSA stagione di Utopia e prepararci alla seconda che inizierà il 14 luglio.

Molte domande erano rimaste non risposte durante le prime sei puntate e alcuni dubbi sono già stati svelati grazie al trailer che vedremo più sotto, ma restano un sacco di altri punti interrogativi aperti, che è bene ricapitolare prima dell'inizio ufficiale.

Qualora vi siate persi questo gioiellino british, vi consiglio caldamente di recuperare le puntate al più presto perché qui sotto è pieno di spoiler cattivissimi e non ho alcuna intenzione di fare giri di parole, di scrivere come se stessi camminando sulle uova o di sentirmi rompere i coglioni perché ho spiegato per filo e per segno cosa succede in una puntata andata in onda UN ANNO E MEZZO FA.
Ve lo ripeto: se leggete qui sotto senza aver visto gli episodi, potete pure evitare di recuperarli perché il bello ve lo siete giocato.
Fatto?
Ok, via alle domande:

1. Arby e Wilson sono morti?
Per quanto sia difficile non elogiare l'interpretazione di tutti, Arby e Wilson sono stati sicuramente tra i personaggi più d'impatto.
Wilson Wilson l'abbiamo lasciato morente per una coltellata poco dopo la liberazione di Grant, mentre Arby è stato visto l'ultima volta nell'edificio in fiamme (accese da lui).
Che fine hanno fatto?
Arby, purtroppo, sembra essere morto nel rogo, mentre Wilson è presente nel trailer della seconda stagione, con un 'leggero' cambio di prospettiva.
Io, però, spero ancora nel ritorno del bimbo grassoccio.
Magari questi due si scambiano le parti, sarebbe stupendo.




2. Quindi la Milner è il male?
In Utopia stabilire cos'è giusto e cosa sbagliato non è esattamente la cosa più semplice, esattamente com'è complicato stabilire chi sono i buoni o chi i cattivi.
Certo, la Milner non sembra proprio un santo, al momento. Ce lo ricorda benissimo la base di tutto questa serie: il fumetto 'Utopia' è la narrazione di uno scienziato (il padre di Jessica?) che fa un patto col diavolo (Milner?).
E sì, lei sarà anche a capo del Network, ma se fosse come dice Wilson Wilson? Se 'i cattivi avessero ragione'?


3. La Milner è la madre di Jessica e Arby?
Insomma, Carver è il padre di questi due, quindi quanto meno ci sarà una madre in giro, no?
O un utero, per quanto poco.
Una delle frasi finali della Milner potrebbe suggerire una specie di 'gelosia' nei confronti della figlia, dato l'amore (...) che il padre nutriva per lei.
Ma magari anche no, vai a sapere.

4.  Quindi quella del figlio morto era una messinscena?
Primo pensiero mio: ovviamente sì.
A freddo: mi sembra comunque la risposta più ovvia, ma non ci sono molte informazioni sulla sperimentazione e sulla Deel, quindi potrebbe essere una linea narrativa percorribile.
Inoltre la Deel è uno degli esperimenti del padre di Jessica e Arby e, come detto poco fa, Milner potrebbe essere la loro madre o comunque avere una strettissima correlazione con la Deel.
Niente di escluso, quindi.

5. Grant può tranquillamente girare per strada?
Era stato accusato della sparatoria nella scuola, sbattuto su tutti i tg e giornali, però alla fine lo vediamo bello sciallo alla stazione dei treni. Insomma, non è esattamente una delle domande che ci tolgono il sonno, ma davvero basta colorarsi i capelli per diventare irriconoscibili alla massa?

6. Cos'è lo schema scoperto da Alice tra le pagine del fumetto?
LA domanda. Se il segreto per ottenere Janus è stato nascosto all'interno di Jessica (sangue o dna che sia), allora qual era il significato di quell'immagine?
La Milner dice che il manoscritto è solo 'un mucchio di disegni fatti da un pazzo', ma questo non spiegherebbe l'accanimento su Grant per ottenere gli ultimi numeri.
Oppure la Milner aveva tenuto tutti - anche i suoi aiutanti più fidati - all'oscuro della verità?
In fondo ci viene detto che lei lavora 'da sola e in segreto'. Potrebbe essere.
Alla faccia dei doppi agenti: qui siamo dalle parti dei quadrupli...

7. Chi era Christos?



I nomi in questa serie tv non sono mai a caso (ci farò un post a parte, domani) e Christos sembra essere in tutore/salvatore di Jessica, quindi apparentemente contro il Network e la Milner.
Magari non era solo: che fine ha fatto questa gente?
E se era solo: inizialmente era uno di loro? Cos'è successo?


Ancora otto giorni e sapremo come va.
Non riesco più ad aspettare.

venerdì 4 luglio 2014

Constantine (NBC, pilot)

COS'È: la serie tv di Hellblazer.
O di quel film con Keanu Reeves.

Inutile spiegare le aspettative che tre quarti dell'internet nutrivano per questa trasposizione, figlia di uno dei fumetti più belli ed avvincenti mai scritti.
Aspettative per alcuni aspetti soddisfatte, per altri no.
Decisamente no.

Perché nel fumetto John è un arrogante, sarcastico, disilluso, presuntuoso bastardo che fuma una Silk Cut dietro l'altra.
Sul grande schermo, l'attitudine è rimasta a discapito del trench color sabbia.
Sul piccolo schermo, dove è vietatissimo fumare pena la dannazione eterna ad una fascia oraria inutile, John Constantine non fuma. MAI.
Solo una volta sembra spegnere una sigaretta, che non gli abbiamo visto né accendere né assaporare.
Epperò ha di nuovo il trench marrone!!1!uno.
(e la gente muore con la stessa cadenza delle popolazioni di Game Of Thrones).
Perché le serie tv US sono così: coerenti fino in fondo.
*risate registrate*

Certo, l'interpretazione di Matt Ryan è davvero impeccabile: accento, sguardi, attitudine, quasi tutto il pacchetto.
Manca però la provocazione, ma non certo per lacune attoriali: il processo di edulcorazione l'ha reso un personaggio privo di ogni ambiguità che passa le proprie giornate a dire frasi sarcastiche e a girare con la co-protagonista.
Certo, i dialoghi sono ottimi da questo punto di vista (e al momento spicca indubbiamente la figura di Chas con la sua misteriosa “immortalità”, assente nei fumetti) ma sembra prefigurarsi una serie tv 'verticale': un 'demone a settimana' per ogni puntata, senza scordare le trame orizzontali riguardanti Nergal e l’anima di John, il quale qui non sente, come detto prima, la minaccia del cancro ai polmoni.

In numerose sequenze sono presenti numerosi cliché visivi: possessioni demoniache, antichi sigilli protettivi o angeli che necessitano dell’intervento umano per raggiungere obiettivi che potrebbero compiere tranquillamente da soli.
Già visto, già interiorizzato, speravamo di evitarlo, ma amen, qui possiamo chiudere un occhio.
Manca però tutto il macabro e l'horror, esattamente com'è successo per qualunque trasposizione filmica di Dylan Dog: manca l’inquietudine in grado di generare vera suspense, nonostante i tentativi di adottare dinamiche tipiche del genere horror.

Insomma, staremo a vedere. Abbiamo un buon pilot che non eccede in ritmo, non annoia e si dimostra abbastanza interessante, ma Constantine ha bisogno di battere percorsi ben più arditi se vuole imporsi e rendere giustizia alla sua fonte fumettistica.




GUARDALO SE:
hai amato film e fumetto

EVITA SE:
ti aveva già stancato Supernatural