Game Of Clones: tutte le recensioni

Perché al peggio non c'è mai fine.

Doctor Who

Moffat: scansate.

Head To Head

Sfide mai viste

Gli spiegoni di Edna

Pillole di saggezza cinema.

sabato 30 agosto 2014

Ipsum

Lorem Ipsum is simply dummy text of the printing and typesetting industry. Lorem Ipsum has been the industry's standard dummy text ever since the 1500s, when an unknown printer took a galley of type and scrambled it to make a type specimen book. It has survived not only five centuries, but also the leap into electronic typesetting, remaining essentially unchanged. It was popularised in the 1960s with the release of Letraset sheets containing Lorem Ipsum passages, and more recently with desktop publishing software like Aldus PageMaker including versions of Lorem Ipsum.

Lorem

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venerdì 29 agosto 2014

Red Band Society (Fox, pilot)

COS'È: 50 & 50 + Glee (senza le canzoni) in versione adolescenziale e seriale. Con una spruzzatina di My Mad Fat Diary che non fa mai male.

Prendi una manciata di ragazzini (facce nuove e in grado di recitare) e mettili in ospedale, ognuno con i suoi demoni.
Aggiungi un'infermiera meno burbera di quello che sembra, qualche medico, un fattone ipocondriaco e un padre coi sensi di colpa.
Tocco finale: un narratore in coma.
Ecco Red Band Society.

Se vi aspettate del facile pietismo, sono lieta di annunciarvi che potreste rimanere piacevolmente sorpresi: sì, i luoghi comuni ci sono, ma sono inseriti in modo da non appesantire la narrazione.
Ogni scivolone nel 'già visto' si riprenderà con un pugno nello stomaco più o meno forte.
E so cosa state per dire rispetto al narratore in voice over: quest'anno l'abbiamo visto diverse volte, ma questa volta si tratta di un escamotage realizzato in maniera formalmente corretta e distinta.

Oltre alla buona realizzazione, Red Band Society sembra avere le carte in regola anche per quanto riguarda la posizione nel palinsesto: riempie infatti un vuoto nella sua fascia oraria, dove CBS e NBC optano per contenuti più thriller e giudiziari (Criminal Minds e Law & Order: SVU) mentre la ABC pensa al divertimento (con Modern Family).
Ma oltre a rubare spettatori a questi campioni di lungo corso, un dramma giovanile come quello della Fox può portare una boccata d'aria fresca ai contenuti PYT.
Una commedia drammatica di questo tipo è ciò che mancava e che, forse, ci serviva in un momento come questo: basta commiserazione o facili sentimentalismi e largo a legami veri che dovranno affrontare problemi troppo grandi per la loro età.

Insomma, le carte per il successo sembrano esserci, resta però una grande minaccia per la prognosi di Red Band Society: la premessa 'medical' è sostenibile come serie regolare?
Vista la bellezza del pilot, mi auguro fortemente di sì.



GUARDALO SE:
cercavi un contenuto young ma non superficiale

EVITA SE:
sei in quel periodo particolare della tua vita in cui forse è meglio non guardare nulla di medical

giovedì 28 agosto 2014

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (Matt Reeves, 2014)

COS'È: il sequel di un film che, a sua volta, era il prequel di un reboot.
Giuro.
Poi uno si chiede com'è che negli anni '80 uscivano sette film fighi a settimana.

Date le premesse non potevamo certo aspettarci la novità e l'originalità assoluta: sono ancora scimmie parlanti ed iperintelligenti (praticamente possono spiegare il concetto di autocoscienza a metà delle persone che conosco) VS una manciata di umani che non ha ancora capito che ammazzarsi senza sosta potrebbe non essere una mossa vincente.
A maggior ragione se ti ammazzi senza un vero e proprio motivo di fondo, ma così, per paura.
Settate, quindi, le TREMENDAMENTE ATTUALI basi, la storia si svolge senza grandi sorprese: i cattivi fanno i cattivi, i buoni fanno i buoni e sono biondi, i saggi hanno un casino di rughe.
Certo, da scimmie così intelligenti mi aspetterei che imparassero a coniugare correttamente i verbi (no, non pretendo il congiuntivo: anche lo sapessero usare, non ci sarebbero abbastanza umani a capirlo...) quindi no, non possiamo parlare di dialoghi particolarmente raffinati.

Abbiamo però un buon ritmo e dei buonissimi effetti speciali: davvero impressionante la scena in cui la torretta del carroarmato ruota, peccato che termini in maniera frettolosa e grossolana.
Ecco, probabilmente il sunto di questo film è: buone premesse, ma gli pesa il culo.
Era difficile terminare il take del carroarmato in modo realistico? Boh, non credo.
Era complicato dare un'evoluzione ai personaggi? Quello che succede è una tragedia, ma nessuno cambia idea rispetto alle proprie convinzioni iniziali (giusto il figlio di Cesare, che però non ha lo spazio necessario per il dovuto approfondimento).
La richiesta di dialoghi meno didascalici è così eccessiva? Cioè 'Era un uomo buono... come te' è davvero un po' troppo spiegone e una frase tipo 'è un tuo simile' o 'è uno come te' sarebbe stata più evocativa e meno banale.

Il seguito ci farà attendere solo un paio d'anni: speriamo che nel frattempo si perdano le ambizioni shakespeariane e si faccia più attenzione a dialoghi e personaggi.
Basta davvero poco per trasformare un film godibile in una grande opera: e se qualcuno può farcela, questo è Matt Reeves con le sue scimmie.
Se ti riesce, provo pure a perdonarti Cloverfield.




P.S.: Allora, non so perché (sono quasi 40 ore che ci penso) ma vedere delle scimmie a cavallo mi ha disturbato.
Un po' come mi disturba Topolino che porta a spasso Pluto: qualche idea sul motivo?
E no: 'sei pazza' non è una ragione accettabile.


GUARDALO SE:
cerchi un sacco di azione con una spruzzatina di tentativo-di-film-intelligente

EVITA SE:
anche a te non garba tantissimo il rapporto Topolino-Pluto (sarà perché uno parla e l'altro no? Non capisco)

martedì 26 agosto 2014

Doctor Who: Deep Breath (8x01)

COS'È: la dimostrazione che noi Whovian della primissima ora contiamo di più delle sciacquette che seguono il Dottore solo per il suo bel faccino.

Ci siamo lamentati per sei stagioni, sostenendo che 'sto Dottore diventava sempre più giovane e sempre più belloccio, perdendo così la sua vera natura (essenziale quando sei in giro da duemila anni e ogni tot ti rigeneri) e passando al lato 'oscuro' delle relazioni: quello romantico con le varie companions.
Capaldi è una scelta molto coraggiosa per una serie che era tornata in auge grazie soprattutto all'avvenenza degli attori scelti, a discapito della narrazione (che però non frega quasi mai a nessuno): per questo io l'ho amata da subito.
Resta però l'incognita Moffat e la gestione del nuovo Dottore.
Com'è andata?
A mio avviso, tremendamente bene!
Il Dottore dimostra di non perdere un briciolo del suo fascino nonostante la rigenerazione âgée, dall'accento scozzese e dalle sopracciglia cespugliose.
Del resto è pur sempre è un pazzo con una cabina telefonica blu che viaggia nel tempo; è intelligente, spiritoso ed è sempre di fretta per quella storia di dover sempre salvare il mondo.
Con un cacciavite.
Il Dottore è un eroe e direi che sono già un bel po' di elementi che lo rendono attraente al di là dell'aspetto fisico. Se uno così si presentasse alla mia porta, offrendosi di mostrarmi tutto il tempo e lo spazio, ovunque e dovunque, mi metterei in viaggio con lui senza esitazione.

Vastra (bentornata!) dice a Clara che il Dottore aveva scelto il suo aspetto per compiacerla, come farebbe un fidanzato, ed è assolutamente vero: con questa rigenerazione, invece, il Dottore torna a chiedere la mano a noi fan di lungo corso e la mia risposta è 'sì'.
Deep Breath ha anche altri lati positivi che annunciano una grandissima stagione: stabilito che New Who è capace di essere romantico e di instaurare rapporti di amicizia e lealtà in misura maggiore dei suoi predecessori, questo consente a Clara di uscire definitivamente dall'ombra di Amy Pond.
Abbiamo visto rigenerazioni più emozionanti? Forse sì, ma è di certo il migliore indicatore di ciò che sarà il futuro di questa stagione.

L'episodio in sè tratta il tema della rigenerazione anche nella storyline indipendente, permettendo perfino alcune riflessioni di spessore, mentre sullo sfondo londinese un gigantesco dinosauro prende fuoco (!).
Se volete una serie tv seria, andate a cercare altrove: la mia scarsa stima per Moffat resta immutata, ma stavolta non posso proprio lamentarmi di nulla.
Non dubito che lo stile Moffat riemergerà presto, catapultando il Dottore in storie inutilmente complicate, in misteri sempre più serializzati e in situazioni apparentemente impossibili, solo per rivelare che le soluzioni sono in realtà abbastanza semplici e funzionano a causa del viaggio temporale.

Ma per ora non importa: New Who ha dimostrato di essere lo stesso eccentrico uomo pronto a salvare Clara (e noi!) da ogni pericolo.
Il suo aspetto, ora, è un po' più simile alla sua vera essenza millenaria ed è diventato così saggio da riuscire perfino ad ammettere il suo errore nel flirtare con le companion.
Il Dottore è cambiato rimanendo lo stesso e io non vedo l'ora che Capaldi dimostrari a pieno questa crescita, diventando qualcosa di più.



E la nuova sigla è bellissima, ecco, l'ho detto: il Dottore era quasi 'horror' inizialmente e io sono felicissima che si torni alle origini.




GUARDALO SE:
ti mancava IL VERO Dottore

EVITA SE:
cercavi nel Dottore solo un bel faccino

Emmy Awards 2014 - vincitori e vinti (e grandi assenti)

All'alba dell'ennesima bufala sulla settima stagione di Breaking Bad (perché volete rovinare una cosa bella?), quanto meno il capolavoro di Vince Gillian si porta a casa un altro po' di premi, nonostante anche questi Emmy siano rovinati dalla costante assenza di Tatiana Maslany in fase di nomination e di Utopia.
Sono comunque successe un sacco di cose belle, vediamole insieme:





BEST SERIES (DRAMA)
Breaking Bad (AMC)
Downton Abbey
 (PBS)
Game of Thrones (HBO)
House of Cards (Netflix)
Mad Men (AMC)
True Detective (HBO)


E cosa devi dire, qui: hanno ragione. Poteva giocarsela giusto con House of Cards, il resto delle nomination erano filler.


BEST ACTOR (DRAMA SERIES)
Bryan Cranston (Breaking Bad)
Jeff Daniels (The Newsroom)
Jon Hamm (Mad Men)
Woody Harrelson (True Detective)
Matthew McConaughey (True Detective)
Kevin Spacey (House of Cards)

Come sopra



BEST ACTRESS (DRAMA SERIES)
Lizzy Caplan (Masters of Sex)
Claire Danes (Homeland)
Michelle Dockery (Downton Abbey)
Julianna Margulies (The Good Wife)
Kerry Washington (Scandal)
Robin Wright (House of Cards)

Io avrei premiato la Wright perché è in grado di fare la stronza lei, nessuno mai, però ci sta lo stesso, dai.
Certo, ci fosse stato Orphan Black...


BEST SUPPORTING ACTOR (DRAMA SERIES)
Jim Carter (Downtown Abbey)
Josh Charles (The Good Wife)
Peter Dinklage (Game of Thrones)
Mandy Patinkin (Homeland)
Aaron Paul (Breaking Bad)
Jon Voight (Ray Donovan)

Lo so, lo so, volevate Dinklage. Il punto è che è stato inserito nella categoria sbagliata: SUPPORTING 'sto cazzo, 'che se non ci fosse lui, GoT sarebbe inguardabile (più di quanto è già, intendo).


BEST SUPPORTING ACTRESS (DRAMA SERIES)
Christine Baranski (The Good Wife)
Joanne Froggatt (Downton Abbey)
Anna Gunn (Breaking Bad)
Lena Headey (Game of Thrones)
Christina Hendricks (Mad Men)
Maggie Smith (Downton Abbey)

Non so, a chi lo volevate dare???


BEST GUEST ACTOR (DRAMA SERIES)
Dylan Baker (The Good Wife)
Beau Bridges (Masters of Sex)
Reg E. Cathey (House of Cards)
Paul Giamatti (Downton Abbey)
Robert Morse (Mad Men)
Joe Morton (Scandal)

Ma perché Scandal??? Qui si meritava il premio Bridges

BEST GUEST ACTRESS (DRAMA SERIES)
Kate Burton (Scandal)
Jane Fonda (The Newsroom)
Allison Janney (Masters of Sex)
Kate Mara (House of Cards)
Margo Martindale (The Americans)
Diana Rigg (Game of Thrones)

Ah, ecco.

BEST SERIES (COMEDY)
The Big Bang Theory (CBS)
Louie (FX)
Modern Family
 (ABC)
Orange Is the New Black
 (Netflix)
Silicon Valley (HBO)
Veep (HBO)

Non capisco bene cosa ci faccia qui OITNB, ma Modern Family dovrebbe vincere anche il Nobel per la pace, quindi non farò troppe storie.

BEST ACTOR (COMEDY SERIES)
Don Cheadle (House of Lies)
Louis C.K. (Louie)
Ricky Gervais (Derek)
Matt LeBlanc (Episodes)
William H. Macy (Shameless)
Jim Parsons (The Big Bang Theory)

Onestamente? No. E nel profondo del vostro cuore lo sapete anche voi.

BEST ACTRESS (COMEDY SERIES)
Lena Dunham (Girls)
Edie Falco (Nurse Jackie)
Julia Louis-Dreyfus (Veep)
Melissa McCarthy (Mike and Molly)
Amy Poehler (Parks and Recreation)
Taylor Schilling (Orange Is the New Black)

Piper, vendicati. Adesso!

BEST SUPPORTING ACTOR (COMEDY SERIES)
Fred Armisen (Portlandia)
Andre Braugher (Brooklyn Nine-Nine)
Ty Burrell (Modern Family)
Adam Driver (Girls)
Jesse Tyler Ferguson (Modern Family)
Tony Hale (Veep)

Il personaggio meglio scritto degli ultimi dieci anni che cazzo ci fa in SUPPORTING????
BEST SUPPORTING ACTRESS (COMEDY SERIES)
Mayim Bialik (The Big Bang Theory)
Julie Bowen (Modern Family)
Allison Janney (Mom)
Kate Mulgrew (Orange Is the New Black)
Kate McKinnon (Saturday Night Live)
Anna Chlumsky (Veep)

Ahahahahah, ma chi è che vota????

BEST GUEST ACTOR (COMEDY SERIES)
Steve Buscemi (Portlandia)
Louis C.K. (Saturday Night Live)
Gary Cole (Veep)
Jimmy Fallon (Saturday Night Live)
Nathan Lane (Modern Family)
Bob Newhart (The Big Bang Theory)

Chiaramente pilotata, non aggiungo altro. Vergognatevi.

BEST GUEST ACTRESS (COMEDY SERIES)
Uzo Aduba (Orange Is the New Black)
Laverne Cox (Orange Is the New Black)
Joan Cusack (Shameless)
Tina Fey (Saturday Night Live)
Natasha Lyonne (Orange Is the New Black)
Melissa McCarthy (Saturday Night Live)

*Applausi*

BEST TV MINI-SERIES
American Horror Story: Coven (FX)
Bonnie and Clyde
 (History/Lifetime)
Fargo
 (FX)
Luther (BBC America)
Treme
 (HBO)
The White Queen (Starz)

Totalmente

BEST TV MOVIE
Killing Kennedy
 (National Geographic)
Muhammad Ali's Greatest Fight
 (HBO)
The Normal Heart (HBO)
The Trip to Bountiful (Lifetime)
Sherlock: His Last Vow (PBS)

Non mi pronuncio, non so, non li ho visti tutti.



BEST ACTOR (TV MOVIE OR MINI-SERIES)
Benedict Cumberbatch (Sherlock: His Last Vow)
Idris Elba (Luther)
Chiwetel Ejiofor (Dancing on the Edge)
Martin Freeman (Fargo)
Mark Ruffalo (The Normal Heart)
Billy Bob Thornton (Fargo)

Mh, no: con Fargo di mezzo, no.

BEST ACTRESS (TV MOVIE OR MINI-SERIES)
Helena Bonham Carter (Burton and Taylor)
Minnie Driver (Return to Zero)
Jessica Lange (American Horror Story: Coven)
Sarah Paulson (American Horror Story: Coven)
Cicely Tyson (The Trip to Bountiful)
Kristen Wiig (Spoils of Babylon)

Alla Lange devono dare lo scettro di Imperatrice del Mondo, altro che un Emmy (sì, due bollini verdi perché è il mio blog e faccio quello che voglio).

BEST SUPPORTING ACTOR (TV MOVIE OR MINI-SERIES)
Matt Bomer (The Normal Heart)
Martin Freeman (Sherlock: His Last Vow)
Colin Hanks (Fargo)
Joe Mantello (The Normal Heart)
Alfred Molina (Return to Zero)
Jim Parsons (The Normal Heart)

Non ho visto tutto, ma ho dei dubbi.

BEST SUPPORTING ACTRESS (TV MOVIE OR MINI-SERIES)
Kathy Bates (American Horror Story: Coven)
Angela Bassett (American Horror Story: Coven)
Ellen Burstyn (Flowers in the Attic)
Frances Conroy (American Horror Story: Coven)
Julia Roberts (The Normal Heart)
Allison Tolman (Fargo)

Io gliene avrei dati tre, ma pare non si possa.


sabato 23 agosto 2014

Manhattan (WGN, pilot)

COS'È: tutti i retroscena (umani e per questo bellissimi) del Manhattan Project.
Niente a che vedere con Woody Allen, mi dispiace.


'Welcome to nowhere'.
È così che un nativo americano accoglie Charlie Isaacs, una delle brillanti menti che il governo ha reclutato e segretamente spostato - insieme alle relative famiglie - in un avamposto dimenticato dal mondo nel deserto di Los Alamos, Nuovo Messico.
All'interno del campus, due squadre si fronteggiano per la costruzione della bomba atomica, in segreto rispetto a tutti, anche le mogli.
Manhattan si occupa proprio di questo: del conflitto morale degli scienziati che hanno lavorato al progetto.
Nella corsa agli armamenti se gli scienziati americani non costruiranno la bomba, lo farà la Germania, e nel frattempo centinaia di soldati americani continuano a morire ogni giorno.
Solo Oppenheimer è un personaggio storico realmente esistito, ma i turbamenti emotivi ed interiori degli altri scienziati sono tremendamente reali.

La peculiarità della serie tv sembra porre un limite temporale intrinseco (il primo episodio si apre a 766 giorni da Hiroshima e lo stesso progetto Manhattan non ha avuto lunga vita, quindi la serie non può durare per sempre) il che è un bene perché permette, già dalle prime puntate di mantenere il giusto ritmo, senza perdersi in scene inutili, in dialoghi senza punto o in puntate troppo dense di informazioni.
La vita a Los Alamos si presenta da subito ardua: segreti, bugie e le difficoltà dell'essere tagliati fuori dal resto del mondo cominciano immediatamente a pesare sulla vita dei fisici e delle loro mogli.
Vivere in caserme fatiscenti in mezzo al nulla, essere arruolati senza sapere in cosa consiste il progetto, capire di star costruendo un arma micidiale che cambierà il mondo, l'impossibilità di parlarne con le proprie compagne, la consapevolezza che ogni minuto perso decreta la morte di decine di soldati americani al fronte... tutto contribuisce ad accrescere il senso di paranoia che pervade ogni episodio.

L'atmosfera degli anni '40 è resa in maniera precisa, la storia è scritta con armonia e anche il cast è ineccepibile: si preannuncia un drama storico intenso e provocante.
Una serie tv recitata ottimamente in grado di farci pensare e di approfondire un periodo storico che è stato fondamentale per il nostro presente.
Non so, cos'altro volete di più?



GUARDALO SE:
ami i drama
ami i serial storici
sei interessato a personaggi con forti dubbi morali

EVITA SE:
non apprezzi l'atmosfera anni '40
non ti erano piaciuti né Mad Men, né Bomb Girls,Band Of Brothers

venerdì 22 agosto 2014

Selfie (ABC, pilot)

COS'È: la versione piena di hashtag di My Fair Lady.

Emy Pond è rimasta nei cuori di tutti noi Whovians, grazie alla sua bellezza e al suo incantevole accento scozzese.
Con Selfie Karen Gillian torna sui nostri piccoli schermi, priva, però, della sua meravigliosa cadenza.
Eliza Dooley (la versione moderna di Eliza Doolittle) è il tipo di persona che noi tutti abbiamo nella nostra vita e che ci sta abbastanza sul cazzo (a meno di non ESSERE quella persona): una donna ossessionata da followers, like, retweet, favorites, #followme e tutto ciò che riguarda il mondo social.
Tutto bene (sort of...) fino ad un imbarazzante incidente su un volo aziendale che la pone di fronte alla drammatica realtà: il bisogno di trovare amici reali e non followers digitali.
Per questo va da Henry Higenbottam (il sempre fantastico John Cho), un guru del marketing in grado di rebrandizzare tutto, perfino un disastro ambulante come Eliza.

Eliza è fastidiosa esattamente come metà della nostra timeline Facebook (quella che sa usare gli hashtag correttamente, che sa che non si mettono tutti attaccati, che ogni tre stati ribadisce l'importanza della semplicità con discorsi à la Miss Italia salvo poi aprirsi pagine pubbliche ed autotaggarsi in ogni post per raccattare due cuori su Instagram).

Se la storia pare non presentare grosse novità (e a volte i dialoghi non sono esattamente geniali), la scelta dei protagonisti è perfetta: la boccuccia imbronciata di Karen è fatta per le le selfie con la faccia a culo di gallina, mentre l'espressione da macho di Cho fa il resto.

Considerata la condizione derivativa, non immagino come Selfie possa protrarsi più di una stagione (due, al massimo), ma continuando a puntare su tutto ciò che noi pensiamo degli/delle attention whore, evolvendo il rapporto Eliza-Henry ed innalzando un po' il livello dei dialoghi, potremmo sicuramente goderci un'ottima serie tv divertente e liberatoria.
In fondo il pilota è strutturalmente solido, la narrazione è succinta ed essenziale e iniziamo già a conoscere in nostri protagonisti.
E chissà, magari qualcuno si rende anche conto di quanto è ridicolo.


NOTA: è uscito solo il pilot, la serie tv inizia il 30 settembre.



GUARDALO SE:
ti mancava Karen Gillian
cerchi una nuova comedy
detesti le attention whore

EVITA SE:
sei alla ricerca di followers
giochi a Candy Crush
non mangi nulla prima di averlo debitamente fotografato ed instagrammato
ti sbottoni la camicetta o la polo prima di una foto

sabato 16 agosto 2014

Legends (TNT, pilot)

COS'È: Sean Bean che, avendo qui centordici identità, forse riesce a non schiattare almeno in una.
Forse.

Sulle numerose morti di Sean Bean abbiamo riso tutti, spesso scordandoci che parliamo di un attore davvero in gamba - e non solo nel trapassare.
Legends, però, non appare come una serie tv scritta con estrema cura ed attenzione, nonostante l'idea di base sia buona e semplice.
Seguiamo sin da subito le avventure di Martin Odum, un agente dell'FBI specializzato in azioni sottocopertura.
Martin, nonostante pareri discordanti dei medici (che non dovrebbero essere proprio quelli della mutua, ma si sa che il servizio sanitario americano ha i suoi problemi) in merito al suo servizio, è un vero portento nell'assumere identità altrui, cambiano movenze, accenti, cadenze e altri dettagli tipici della personalità di ognuno.
Con un piccolo espediente viene giustificato il suo claudicante accento americano (Bean è inglese) e tutto sommato il vederlo passare da una 'leggenda' all'altra è divertente e coivolgente.

Insomma: “He’s the most naturally gifted deep operative that we’ve got. Maybe the best that we’ve ever had.”
Ma ad un tratto viene avvicinato da una figura misteriosa che mette in dubbio la sua vera identità, sostenendo che Odum non esiste, ed è solo frutto della fantasia e delle necessità dell'FBI.
Martin ha attraversato così tante incarnazioni sotto copertura (note appunto come "Legends") che inizia a non essere nemmeno sicuro che i propri ricordi siano propri e reali.

Purtroppo, proprio qui, iniziano i problemi: il ritmo - indubbiamente alto - è tenuto vivo da un montaggio composto da stacchi secchi e repentini o da scene molto corte, NON da una scrittura emozionante o veloce.
L'altro problema (quanto meno del pilot) è che alcune cose sono definite dai dialoghi e non dalle azioni: l'uomo misterioso, per esempio, dice a Martin che lui non dovrebbe ricordare, ma fino a quel momento non era chiaro che il protagonista stesse avendo dei flashback sul proprio passato o sulla propria identità.
Gli spiegoni chiarificano, ma annoiano ed appesantiscono una storia che, comunque, si rivela interessante dalle premesse e sufficientemente semplice da permetterci di approfondire correttamente i vari personaggi sullo schermo, soprattutto Martin e la sua vita à-la-Bourne.

Il pilot è sicuramente buono, anche se spero vivamente che i prossimi episodi siano
- meno ripetitivi (nel pilot il momento clou è lo stesso per ben due volte)
- un po' meno Bourne o 24
- un po' più ricchi di scrittura
- un po' più intelligente.

Basta davvero poco perché Legends ha delle ottime premesse.
E uno Sean Bean in grandissima forma, in grado di sostenere da solo un intero show.
Glielo lasciamo fare fino alla fine, vero sceneggiatori?




GUARDALO SE:
ti piace Sean Bean
ti mancano un po' Jason Bourne e Jack Bauer

EVITA SE:
vuoi più sostanza e meno spie

lunedì 28 luglio 2014

The Strain (FX, pilot)

COS'È: Guillermo, c'eravamo tanto amati.
Mo' sei arrivato a fare dei B movie brutti in formato seriale.

L'apertura è buona: un aereo atterra senza apparenti problemi.
A parte il piccolo dettaglio che a bordo sono tutti morti.
Terrore, claustrofobia, ambientazione spettrale: l'inizio è un gancio, siamo all'amo.
Un amo che fosse stato un cortometraggio, sarebbe da Oscar.
Purtroppo poi, arrivano i personaggi e i dialoghi e tutto cade a pezzi.
In primo luogo la tensione.
Sì, perché purtroppo il problema di The Strain è proprio questo: per quanto ci provi, proprio non ce la fa a mantenere alta l'attenzione e il brivido.
Le motivazioni sono tante: un po' la sensazione di già visto (sono al terzo episodio e non mi è ancora capitato un twist inaspettato o non telefonato), un po' le inutili sottotrame.
Sì, ok, Goodweather è un uomo tormentato dalla sua vita personale che cade a pezzi.
E quindi?
O è un professionista (e quindi sticazzi dei problemi col figlio, li gestisce con la mano sinistra) oppure non lo è, e allora mi devi spiegare come ha fatto a diventare capo del CDC.

Forse fa parte di quell'annata che ha permesso a delle macroscopiche teste di cazzo di finire in tutte le altre serie tv, all'interno della CIA/FBI/siglaacaso?

Se anche, sotto certi aspetti, gli episodi successivi si riprendono, il pilot è la fiera dell'imbarazzo: grandi esperti che brancolano nel buio, un vecchio che passava di là e guarda caso sa tutto (giuro, lo dice dopo: passava di lì per caso) e mostri che sono un po' vampiri e un po' xenomorfi.
Anche la struttura degli episodi (ripeto: i primi tre) tende a ripetersi paurosamente, con la chiusura che vorrebbe mirare ad essere un cliffhanger ovvero la morte di gente a caso, vicina agli xenomorfi vampireschi.
Ora, a parte che finire tre puntate allo stesso modo tende a minare il concetto di sorpresa, ma come posso provare empatia per gente che non conosco?
Sì, ok, sono morti, mi dispiace, ma quindi?
Stiamo a vedere l'evoluzione dei mostri? Interessante, ma mi guardo la trilogia di Alien (sì, ho scritto trilogia APPOSITAMENTE).

Ne esce una versione più 'melmosa', meno sessuale e più urbana di True Blood.
Eppure io una bella epidemia in una grande metropoli me la vedrei volentieri: chiedo molto?




GUARDALO SE:
proprio ami tantissimissimo del Toro

EVITA SE:
non sei appassionato di epidemie e vampiri

sabato 26 luglio 2014

Divergent (Neil Burger, 2014)

COS'È: la dimostrazione che io devo andare in ferie, ma gli sceneggiatori di Hollywood devono cambiare lavoro.

Va bene, lo ammetto: a me Hunger Games è piaciuto.
E parlo sia del primo film, che del secondo film che della saga letteraria.
Penso che se mai avrò una figlia adolescente, le farò leggere Hunger Games, rieditandolo abilmente in modo che il messaggio finale sia: 'O ascolti tua madre o ti faccio sbranare da un gruppo di minorenni che, nella vita, hanno imparato a fare solo una cosa. tipo che o nuotano o sanno arrampicarsi sugli alberi. Quindi abbassa la cresta 'che questa casa non è un albergo: vai a studiare o ti faccio diventare ragù per i meno fortunati'.
Sorvolando momentaneamente sui problemi che ho con la mia figlia immaginaria, probabilmente gli sceneggiatori (e prima di loro, la scrittrice del romanzo) sanno di questa mia lettura di Hunger Games e hanno deciso di banalizzarla ulteriormente.
Ecco quindi come nasce Divergent, film che vieterò categoricamente alla mia prole.
Cosa non si fa per i figli.

Trama in breve: siamo in una società dove, per la fortuna degli sceneggiatori, la gente viene divisa in fazioni in base alle loro caratteristiche principali.
Le fazioni sono sottili e per niente tagliate con l'accetta: intelligenza, altruismo, coraggio, sincerità e l'amicizia.
Dopo aver appreso che l'amicizia è un tratto caratteriale, per aiutarci a non confondere queste persone UGUALISSIME tra loro, le fazioni si distinguono pure per colore, 'che la metafora non era ancora chiara.
A governare su quest’idillio di pochezza caratteriale stanno ovviamente... gli intelligenti, direte voi.
No, il cazzo: ci stanno gli umili. Il perché, al momento, non è dato a sapere.
Manco dopo, eh.
Ovviamente agli intelligentoni rode il culo, anche se non sembrano sufficientemente brillanti da articolare una sola spiegazione sul PERCHE' dovrebbero stare loro a capo di tutto.
In tutto ciò, ogni anno i giovini devono scegliere a che fazione appartenere.
Cioè, devono fare il test che rivelerà loro a che fazione dovrebbero appartenere ma poi possono LIBERAMENTE scegliere. Già...
Però, ad un tratto, la svolta: si scopre che esistono delle persone che sono straordinarie, tipo supereroi.
Persone che hanno più di una sfaccettatura alla loro personalità, gente che non ha un solo tratto caratteriale!
E qua ve lo dico: son svenuta per lo shock.
Esseri senzienti che tipo sono sinceri E coraggiosi?
Raga, fantascienza pura.

Ovviamente questa gente qua è pericolosissima: siamo tutti monocromatici, non ti abbini per un cazzo se vai in giro con una fantasia optical, mi sembra evidente.
Quindi giù per l'equivalente futuristico della rupe tarpea, che non conosco perché mi sono girata di cazzo e ho spento tutto.

Spero che la recensione sia chiara.
Madonna, gli schiaffi che do a mia figlia se mi chiede di vedere 'sta roba.



GUARDALO SE:
vuoi che ti prenda a sberle

EVITA SE:
vuoi guardarti allo specchio domani

venerdì 18 luglio 2014

Il doppiaggio

Ma te pensa 'sta cretina della Lucarelli che cazzo mi costringe a fare: sto per scrivere un post a favore di Gabriele Muccino.

La polemica è risalita agli onori della cronaca nelle ultime ore (che si sa: finito il mondiale siamo tutti un po' persi...), ma l'argomento non è nuovo: doppiaggio sì o doppiaggio no.
Mr VadoAFareIFillmZInAmmeriga propende per il no, la Lucarelli per il sì.
Quando due pesi massimi della deficienza si scontrano, schierarsi è sempre dura, me ne rendo conto.
Se non fosse che stavolta combatto senza tema nelle fila di Gabry.

Noi contro il doppiaggio, che per anni ci siamo ritrovati in buie stanzette a sussurrare in anticipo i finali di stagione che tutti gli altri dovevano ancora iniziare a vedere, siamo passati dall'essere cool (fregandocene), all'essere snob fino allo step finale: l'essere rinnegati.
Sì, perché ora siccome gli hipster guardano tutto doppiato (perché è una roba brutta come quei cazzo di pantaloni col risvolto o le scarpe da corsa usate come scarpa quotidiana), noi siamo out.
Da cool ad out senza rendercene conto. E seduto a fianco a noi mo' c'è Muccino.
Se non siamo out così...

Però parliamoci chiaramente: se un regista ha scelto un preciso attore (con tanto di voce incorporata), avrà avuto i suoi motivi, no?
Possiamo ragionevolmente pensare che magari Peter Jackson non avrebbe scelto Pino Insegno a Viggo Mortensen per interpretare Aragorn? E allora perché ci dobbiamo arrogare noi il diritto di castare gente a caso?
Oltre che ct della nazionale, siamo tutti registi/producer/attoroni?
Ma anche no, soprattutto visti i risultati quando doppiamo gente del calibro di Tom Waits: qui la sua voce originale in Sette Psicopaticiqui la sua voce italiana nello stesso film (minuto 1:54).
Una voce tombale trasformata in quella di una checca: ora tutti quelli a favore del doppiaggio vengono qui e mi giustificano questa cosa.

Ma si fermasse alla voce, il problema, potremmo FORSE scendere a patti.
E invece no: Selvaggia finge di dimenticare che il doppiaggio appiattisce (o meglio, cancella totalmente) tutta una serie di rumori di fondo che compongono la scena e ce la rendono vera.
Fruscii, sussurri, spostamenti d'aria e tutta quella serie di frequenze che si perdono quando inconsciamente roviniamo un file audio comprimendolo in un mp3 (il cancro dell'audio) vanno a farsi fottere insieme al lavoro del fonico che per mesi si è fatto il culo provando a tirar fuori il meglio dalla scena.
Di nuovo: chi siete voi per scegliere il bilanciamento audio di un film? Voi che per mesi avete scaricato le suonerie dei cellulari a pagamento e che ora le create da film grabbati da YouTube?

Quindi tutto qui?
Ah, amici, mettetevi comodi, abbiamo appena iniziato!
Abbiamo giusto parlato qualche giorno fa di Terminator, dove 'I'll be back' diventa 'Aspetto fuori'.
ASPETTO FUORI???? Cazzo è, il fidanzato che non ci accompagna mentre compriamo gli assorbenti in farmacia? Ma seriamente?
Esattamente come Dan Aykroyd in Blues Brothers rievoca i tempi in cui 'mi cantavi i blues e suonavi l’arpa'. L’arpa? L'arpa nel blues? In inglese harp significa semplicemente armonica a bocca e ci si poteva arrivare, credo.
Questione di labbiale, direte voi.
Ma anche no, vi dico io.
Prendete Black Swan: apoteosi finale, il momento di pathos ed emozione e brividi e pelle d’oca su cui si chiude il film. La povera Natalie Portman si sacrifica sull’altare dell’arte, mormorando, in estasi 'I felt it. Perfect. I was perfect'.
Traduzione: 'L’ho sentito. Perfetto. E’ stato perfetto'.
NO!!! Brutto coglione direttore del doppiaggio, NO!
Non è la stessa cosa. Perchè hai appena visto un film in cui una povera crista si autodistrugge nell’ossessiva ricerca (tra le altre cose) della personale perfezione, quindi non è lo stesso dire "è stato perfetto" e "sono stata perfetta". Per quale motivo decidi di cambiarlo? Per il labiale? Non credo, non mi sembra ci sia una differenza così marcata tra le due opzioni, al massimo se vuoi stare più stretto, falle dire "ero perfetta" e sei a posto.
Oppure perchè sei sordo e hai capito male? Oppure perchè sei deficiente e non hai capito una mazza del film? Parliamone, dimmelo, aiutami a capire.
Ma ce ne sono mille, di questi esempi:
Raising Arizona: Io non lo so... forse era Disneyland. -> Don't know. Maybe it was Utah (voglio vedervi a pagare 80 euro per entrare nello Utah).
The Millionaire: Sono musulmani, scappate! -> They are muslims, get them (li prendiamo o scappiamo?)
Sudden Impact: Coraggio, fatti ammazzare! -> Go ahead, make my day
Shining: Sono il lupo cattivo! -> Heeeere's Johnny! (boh, cioè, davvero, boh)

Dei titoli dei film non so se me la sento di parlare, forse dovrei dedicarci un post a parte.
Prima di chiudere, però, vorrei evidenziare l'ultimo aspetto che mi fa sorgere la dermatite ogni volta che per sbaglio inciampo in un film o in una serie tv doppiata: l'atteggiamento.
Perché in tutti i film ambientati nei quartieri difficili o in zone disagiate, i protagonisti parlano come se gestissero l'Accademia della Crusca?
Vi pare credibile? Normale? Sensato?
Col doppiaggio si perdono cadenze, inflessioni, accenti, modi di dire, cantilene, peculiarità e tutto ciò che differenzia un personaggio da una macchietta.

Quindi, mia cara Selvaggia, tanto per cambiare la prossima volta prova a parlare di qualcosa che conosci.
Magari ti diverti.

mercoledì 16 luglio 2014

Head-To-Head: The Terminator VS The Terminator 2: Judgment Day


Non ci crederete ma col post precedente ho perso degli amici: sono riuscita a litigare perché, lì fuori, c'è gente che preferisce Alien.
Gente chiaramente pagata da Ridley Scott.
Siccome ora l'emergenza sembra rientrata, voglio testare nuovamente le mie amicizie e metterle alla prova con l'ennesimo testa a testa (sai che palle andar sempre d'accordo?): quindi, miei piccoli pangoccioli, vogliamo più bene a Schwarzy buono o a Schwarzy cattivo?

Scopriamolo insieme e col fiato sospeso, come se le nostre vite dipendessero da questo:




(saltiamo tagline e opening screen perché non c'è nulla di memorabile stavolta)

Script

Dai, passiamo subito alle mani: lo script di The Terminator è più solido, più visionario, più una bomba mentale.
T2 ha indubbiamente degli ottimi spunti (non è che stiamo confrontando Sex & The City 1 e 2...) (no, non succederà mai, non su questo blog, tranquilli), ma nulla a che vedere con l'innovazione - soprattutto stilistica - del primo.
Alcuni temi, come i paradossi dei viaggi temporali, erano in voga all'epoca soprattutto grazie a Bradbury e a Kubrick (Hal e Skynet hanno davvero molto in comune), ma la storia è semplice ed intrigante allo stesso tempo.
Praticamente un noir strafatto di allucinogeni dove le pecche linguistiche di un attore quasi sconosciuto (sì, ok, Conan, ma anche sticazzi, all'epoca) sono perfettamente integrate a creare una storia al cardiopalma.

Qualora ve lo stiate chiedendo, inoltre: sì, questo post sarà pieno di parentesi.


Ritmo


Assoluta parità, non c'è altro da dire: certo, il primo ha la stazione di polizia, ma il secondo ha la fonderia.
Il primo è, come dicevo prima, un noir sotto LSD; il secondo è un'immensa orgia di esplosioni, spari, combattimenti e bordello vario.
Tra l'altro, una piccola parentesi off-topic: ma quand'è l'ultima volta che al cinema abbiamo visto dei film con questi ritmi da paura?
Ecco.


Scenografia e VFX

Vuoi i sette anni di differenza, vuoi che il primo è stato girato con cinquemila lire (perché nessuno ci credeva), vuoi che nel frattempo James Cameron ha fatto due filmetti da niente chiamati Aliens e The Abyss, ma T2 ha delle scene e degli effetti che potrebbero tranquillamente essere inseriti in un film girato ieri.
Un film US, ovviamente, 'che noi certe robe ancora ce le sogniamo.
Era il lontano 1991, nel caso qualcuno se lo fosse scordato.



Certo, potremmo stare qui a discutere sull'ironia di un impiego così massivo di computer technology in un film che ci mette in guardia contro lo strapotere futuro della tecnologia, se non fosse che dietro a tutto questo c'è la Industrial Light and Magic, e dietro la Industrial Light and Magic c'è il panzone inutile di George Lucas e noi non staremo certo a disquisire di coerenza con uno che ha pensato non solo la nuova trilogia di Star Wars, ma pure il re-edit di quella originale.
Muori, bastardo.

Terminator (Arnold Schwarzenegger)

Il Terminator del primo film - oltre a fare una fottuta paura - è delineato molto bene: non servono grossi spiegoni per far capire che quella è una cazzo di macchina assassina priva di sentimenti, quello che dobbiamo sapere è tutto sullo schermo.
T2 invece indugia decisamente troppo in frasi tipo 'Perché piangete?' o 'Ora capisco perché piangete, ma io non potrei mai farlo'.
Dai, cazzo, abbiamo capito, sant'iddio, vai avanti!
Sappiamo tutto del conflitto logica-sentimento: abbiamo visto Star Trek.
E sappiamo pure tutto sul rapporto uomo-macchina: abbiamo visto Lost in Space, Blade Runner e RoboCop.
Tra l'altro, ulteriore plus: in The Terminator, Arnold pronuncia sedici battute, di cui una è il sempiterno 'I'll be back'.
Se potessi dargli un altro punto solo per questo aspetto (aver caratterizzato un personaggio così bene con così poche parole) glielo darei.
(Nel frattempo, Schwarzy e Cameron piangono perché leggono sempre il mio blog e si vedono privati così di un punto. Già).


Sarah Connor

Performance ineccepibile in entrambi i casi, ma l'evoluzione completata in T2 la rende uno dei personaggi più determinati e pieni di risorse che siano mai apparsi sul grande schermo.
Ha la determinazione della migliore Ripley, senza sacrificare l'amore materno per John, che ne ha bisogno per cresce carino, coccoloso e con le palle.
E nonostante le esplosioni e le fughe, a lei i capelli stanno sempre meglio che a me.



Frase ad effetto

La sfida è, ovviamente, tra 'I'll be back' e 'Hasta la vista, baby'.
Per com'è costruita, per gli eventi che portano al momento in cui viene pronunciata e per l'importanza che riveste, la prima ha quel qualcosa in più che la decreta vincitrice.
Un piccolo premio per farci dimenticare la pessima traduzione italiana che ne è stata data e che no, non riporterò qui.





IL VINCITORE

Vince Schwarzy cattivo, perché puoi anche provare a fare True Lies, Un Poliziotto Alle Elementari o il governatore di stati a caso, ma non c'è un cazzo da fare: noi ti guardiamo e aspettiamo di vedere l'occhio rosso.
Mettitela via.




domenica 13 luglio 2014

Finding Carter (MTV, pilot)

COS'È: la dimostrazione definitiva che MTV non passa più musica.
Io, invece, apprendo or ora che esiste ancora MTV (si impara sempre qualcosa di nuovo).

C'era un tempo in cui su MTV facevano una valanga di video fighi (tipo 20 ore al giorno) e giusto un paio di serie tv, principalmente animate (Daria, Celebrity Deathmatch, Beavis & Butthead, Ranma 1/2, ecc).
Poi ci siamo distratti tipo 15 anni ed MTV ha smesso di considerare noi come target e a voler parlare - senza motivo, per altro - a gente nata DOPO il 1989.
Corre voce che ci siano pure dei nati negli anni 2000, ma son quasi sicura sia una leggenda, come il chupacabras o i treni di Trenitalia senza ritardo.
Le serie tv di MTV dicevamo: proprio perché il target è una merda, il prodotti sono quasi tutti una merda sotto ogni punto di vista (script, fotografia, montaggio).
Roba che io non capisco come non ci si possa addormentare dopo 7 minuti.


Certo, non tutto è così (ho visto tutta la prima stagione di Faking It e l'ho adorata e ne voglio ancora ADESSO); Finding Carter purtroppo si colloca tra la noia e il mpfh.
La base è un drammone familiare che puzza d'adolescenza fino alla nausea: ragazza suppah-cool con la madre suppah-cool scopre all'improvviso che quella lì non è la sua mamma, ma una che l'ha rapita da piccola.
Cosa che, anche senza aver letto la sinossi, capisci - giuro - al quinto fotogramma, dato che i primi quattro sono uno scambio di battute tra madre e figlia che fa così
(ATTENZIONE - NON STO PARAFRASANDO):
'Ti voglio bene'
'Te ne voglio di più io'
'Impossibile'
'E invece è così'.

Ragazzi, ve lo giuro su tutto quello che ho.
Una roba da vomitare l'anima, tra l'altro girata anche malino.
La nuova famiglia (che poi è quella vecchia) consta, invece, in:
madre-controllo detective
scrittore frustrato
gemella frigida
fratellino-di-rimpiazzo che ci sta abbastanza dentro, ma tanto non lo caga nessuno.

Io, giuro, son due giorni che provo a capire la finalità di 'sta roba, il valore artistico, culturale o anchesolo d'intrattenimento e oh, non mi viene niente.

Dai, MTV, dammi la seconda di Faking It e ciao a tutti.




GUARDALO SE:
non mi viene in mente un buon motivo, onestamente.
Forse giusto il fatto che son 4 episodi, dai.

EVITA SE: 
hai più di 16 anni

venerdì 11 luglio 2014

Japanese Doctor Who


Sentivo di doverci dedicare un post, ma onestamente non so come commentare.
Why, Who, Why?

mercoledì 9 luglio 2014

Head-To-Head: Alien VS Aliens

[Serviva una nuova rubrica, no?
Quindi inauguriamola alla grande]


Ci sono battaglie che non possono continuare per sempre.
Battaglie controverse, con nobili combattenti da entrambe le parti.
Battaglie che ci tengono svegli notte e giorno e che ci fanno litigare con chi abbiamo di più caro al mondo.
Battaglie che devono giungere ad una fine, per permetterci di andare oltre.
Battaglie che si meriterebbero un posto in tutti i tg e i reality show del mondo e invece si devono accontentare del mio blog.

Come nel caso di Alien VS Aliens, dove il vincitore la spunta davvero di pochissimo.
Vediamo sotto quali punti di vista:




Tagline

E niente, qui devo ammettere l'estrema superiorità di una delle tagline migliori mai create EVAH.
'In space no one can hear you scream' batte praticamente qualunque altro claim, passato, presente e futuro.
A nulla possono 'The bitch is back' o 'This time there's more'.


Title sequence

Anche sui titoli di testa non ci sono dubbi.
Alien vince e a mani basse.
Bravo, Ridley.




Script

Paragonare un horror ad un action movie non è semplice, ma proviamo ad astrarci dal genere e a focalizzarci solo sulla sceneggiatura.
Alien è una metafora del male che vive dentro di noi (non penso solo al Chestbuster ma anche al pericolo 'interno' alla crew rappresentato da Ash) e non c'è dubbio che si tratti una sceneggiatura buona che, però, risente delle molte riscritture e revisioni.
Una maggiore attenzione verso l'agorafobia che può catturare gli uomini nello spazio e l'impossibilità di trovare un luogo sicuro, dato che sia l'interno che l'esterno sono pericolosi, avrebbe reso tutto perfetto.

Aliens, forte anche della maggiore linearità alla base della nascita del progetto, si presenta come un film più solido ma con risvolti interessanti.
Allo spazio infinito si sostituisce una claustrofobica visione del male: nascosto nel nido, figlio di una madre senza scrupoli (la regina), inscindibile dalla dimensione che lo circonda.
Il male è molto più concreto, più terreno, più presente.
Questo cambio di prospettiva rende Aliens una sorta di reboot mascherato da sequel action e ne decreta la superiorità rispetto al capolavoro (perché è comunque tale) di Scott.


Ritmo

Anche qui non è questione di horror vs action: il film di Scott in diversi punti è lento e ridondante, mentre altre scene smorzano la suspance e non aggiungono nulla né ai personaggi né alla storia.
Punto a Cameron e ai suoi soldati caciaroni nello spazio.


Scenografia

Complice il genio di Giger, Alien è visivamente impeccabile: lo Space Jokey è al tempo stesso maestoso ed inquietante, tremendo e affascinante.
Approfitto dell'occasione per informarvi che esiste questo e che è relativamente vicino.


Fotografia

Cameron si allontana dalla fotografia di Scott, ma il primo capitolo risulta più 'attuale' e meno legato ad un periodo specifico (tutto il fumo di Aliens è bellissimo ma fa molto anni '80).
Per quanto io apprezzi entrambi, la fotografia di Scott è sicuramente un gradino sopra.


Xenomorfi

Vuoi i 7 anni di distanza, vuoi che in Alien gli xenomorfi in vita si vedono in cinque scene (per un totale di meno di 10 minuti), vuoi anche quel minimo di budget in più, gli alieni di Cameron sono veloci, sono tanti, sono incazzati e, soprattutto, sono organizzati.
O forse sono più incazzati che organizzati.
Non so: in ogni caso, Camoron for the win.



Cast


Qui non so proprio a chi dare il mio voto perché entrambi presentano cast di altissimo livello: direi un bel pareggio e quindi tutti contenti, ciao.


Characters

I personaggi di Alien, anche data la struttura del film, sono un crew, un team con elementi abbastanza simili che lavora con un fine comune (Ripley la trattiamo a parte).
In Aliens, Cameron stesso ha dato la possibilità agli attori di personalizzare i loro costumi, le attrezzature, le parlate e le peculiarità dei loro personaggi.
Ne risulta un gruppo coeso, ma che non schiaccia le peculiarità dell'individuo.


Ripley

Ovviamente capitolo a sè stante e ovviamente punto a Cameron grazie alla magistrale evoluzione che riesce ad imprimere al personaggio: Ripley parte 'danneggiata' dalle sue esperienze precedenti, non vuole ripetere la disavventura che l'ha portata a vedere i propri compagni massacrati e rifiuta, inizialmente, di partecipare alla nuova missione.
Cambia idea solo a patto che il punto focale sia la distruzione e porta avanti la propria vendetta nonostante si trovi faccia a faccia con una creatura che, alla fine, ha il suo stesso obiettivo ovvero salvare la propria 'famiglia' (crew, Newt, gatto o xenomorfo che sia).



IL VINCITORE

Nonostante gli indiscussi meriti di Alien e di Scott, Cameron crea un film avvincente, 'commerciale', ma non scontato, senza tradire l'anima del suo predecessore ed aggiungendo un mostro che popolerà i nostri incubi per un sacco di tempo.
Anche se, per questo, in fondo, dobbiamo ringraziare Giger.




[non so quali altri film far scontrare la prossima volta, quindi se avete idee, fatevi avanti nei commenti]